domenica 21 febbraio 2016

Mystery Hangout


Nuragus incontra Israele.


Il 27 gennaio 2016, giorno della memoria, la classe 5 elementare di Nuragus, dell'Istituto Comprensivo di Isili, ha fatto un incontro molto speciale: ha conosciuto e parlato in videoconferenza con una classe di lontanissimi coetanei in Israele. L’evento, organizzato dalle maestre di inglese delle due classi, si è svolto secondo una modalità sempre più di moda nel mondo e che ha il nome di Mystery Hangout o Mystery Skype.


Che cosa è un Mistery Hangout.


Il concetto è semplice. Le classi si chiamano in videoconferenza (è sufficiente l'utilizzo di un portatile su cui sia installato Hangout o Skype) e, attraverso una serie di domande, i bambini cercano di indovinare in quale parte del mondo si trovi l'altra classe. O, se l'attività si svolge tra due classi dello stesso stato, in quale regione. Un metodo che si presta benissimo allo sviluppo delle competenze linguistiche, ma non solo.
Comunità di Google+ dedicata a Mistery Hangout
Chi abbia mai studiato una qualunque lingua straniera, in un qualche momento della propria vita, sa bene che i libri non soddisfano - non bastano - semplicemente perché non interagiscono. Si è costantemente alla ricerca del contatto con quella che io chiamo “the real thing”. La “vera” lingua straniera, quella realmente parlata, o perlomeno praticata, che risponde. Perché la funzione prima del linguaggio è la comunicazione in quanto interazione, e non la mera acquisizione.

Come fare un Mystery Hangout.

Nel nostro caso, il tutto è cominciato con la mia iscrizione ad alcune community internazionali di insegnanti in google +. Qua ho letto il post di un’insegnante che cercava una classe di “4th o 5th grade” per fare un mystery hangout. Quindi, attratta dal tema, ho contattato l’insegnante, che per praticità chiameremo Dina. Oltre ad avermi spiegato le dinamiche del mystery hangout, Dina ha dimostrato un’organizzazione ineccepibile in cui nulla è lasciato al caso. Compresa la creazione di un calendario interattivo in cui prenotare l'incontro, corredato di potenziali orari e un link a tutta una serie di domande.
Contrariamente a me, Dina insegna in una scuola privata di inglese in cui gli studenti si iscrivono appositamente per fare le videoconferenze.

Pronti a partire.

Eravamo così pronti a partire per la nostra avventura.
Bisognava studiare le domande. E non per un compito fine a stesso, perché da programma, ma perché lo richiedeva un avvenimento per noi straordinario, ed era la chiave di una sfida.
Chi si nascondeva dall’altra parte dello schermo e, nel nome dell’umano spirito di competizione che muove il mondo, CHI avrebbe indovinato per primo la provenienza della classe misteriosa? Noi o loro?
Giorno dopo giorno, i bambini hanno memorizzato prima le domande di base e poi quelle più complesse. Ognuno di loro è stato reso responsabile di un set di domande secondo uno schema specifico. Per esempio, se alla domanda “Do you live in Eastern Europe”, la classe sconosciuta avesse risposto con “Yes, we do”, allora sarebbe stato il bambino con il set di domande sull’Europa dell’Est a farsi avanti e prendere le redini dell’intervista. Un modo, questo, per mantenere i bambini in allerta e pronti ad entrare in azione.

Una bambina della 5 elementare di Nuragus
Così, arrivato il giorno della videoconferenza, abbiamo chiamato la classe misteriosa.
Ed eccoli, tutti di fronte a noi, in diretta: gli altri bambini!
Il silenzio e l’iniziale imbarazzo sono durati poco. Armati di cartine su cui avevano precedentemente annotato le loro domande, i bambini della 5 elementare di Nuragus contenevano a stento l’entusiasmo. Ognuno di loro ha avuto l’occasione di sedersi di fronte alla classe misteriosa e, con un bel respiro per vincere la paura, formulare almeno una domanda. Mentre gli altri, dopo ogni risposta, correvano alla LIM per cercare di individuare sulla cartina lo stato sconosciuto.

Conoscere paesi e culture diverse.

A missione compiuta, i bambini si sono rilassati e hanno posto domande sui propri hobby e la loro vita di bambini. Fino a che, alla domanda sulla squadra del cuore, è scoppiata un’irrefrenabile tifoseria!! - Barcelona! Barcelona!, gridavano i bambini israeliani. - Juve! Juve!, replicavano i nostri.
Ovviamente, al di là del potenziamento delle competenze linguistiche, le "chiamate" misteriose possono essere utilizzate anche in molti altri modi. Ci si può chiamare tra classi di cui già si conosce
 la provenienza e sfidarsi su un qualsiasi argomento, di qualsiasi disciplina, o che presupponga conoscenze e competenze acquisite in più discipline. La presenza di una LIM in classe favorirà la ricerca e la condivisione delle informazioni utili a risolvere il mistero.

Digitale e sono solo.

Agli alunni possono essere affidati compiti diversi, alcuni si assumono l'incarico di fare le domande, altri possono cercare sulla LIM, un secondo gruppo potrebbe invece utilizzare il libro di testo cartaceo. Qualcuno può realizzare foto o video per documentare l'esperienza.
Le possibilità sono infinite e i mezzi alla portata di tutte le scuole che abbiano almeno un minimo di dotazione tecnologica.



Che cosa ha rappresentato per noi il Mystery Hangout?

I bambini si sono messi in gioco, hanno dovuto affrontare e superare sentimenti quali la paura e l’imbarazzo. Hanno manifestato e sfogato la necessità di comunicare le loro passioni e messo in luce la propria personalità. Ѐ stata un’attività orientata al “no-lose method”, ossia un’occasione in cui le due parti coinvolte, in questo caso l’insegnante da una parte e gli alunni dall’altra, vedono entrambi soddisfatte le proprie esigenze e nessuno si sacrifica. Io ho raggiunto il mio obiettivo didattico, mentre i bambini hanno visto riconosciuto e soddisfatto il naturale bisogno di affrontare un’avventura, con tanto di ostacolo da superare, ingresso nello sconosciuto, mistero da risolvere e lieto fine. Uno storytelling in movimento.
Questo anche in senso di “motorio”. Sono infatti convinta che uno degli  elementi che abbia contribuito ad accendere l’entusiasmo, sia stato anche il fatto di aver lasciato i bambini liberi
di muoversi per la classe. Questa libertà non ha impedito loro di svolgere i compiti assegnati. Tutt’altro. Credo li abbia resi ancora più  sicuri.
Noi, nel frattempo, ci prepariamo già per il nostro prossimo incontro. Dove ci porterà? Be’, mystery ancora unsolved, lascio che siano i bambini a scoprirlo, ma vi posso dire che è molto, molto lontano. 

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